Camminare.
Sembra la cosa più ovvia del mondo, quasi come respirare, eppure nasconde tanti
aspetti diversi. Al giorno d’oggi usiamo più la tecnologia che le gambe. Il
camminare stimola l’intelletto, è accessibile a tutti e ci fa gustare un senso
di libertà: la libertà di godersi il tempo, lo spazio e il corpo.
Facciamo un salto indietro:
I pensatori del passato hanno
consumato le loro calzature a forza di passeggiare. Ricordiamo passeggiate di
oratori e insegnanti con persone al seguito, pellegrini in viaggio per
religione o magari solo in cerca di silenzio e riflessioni.
- Rimbaud, poeta francese e la sua fuga: pieno
di sogni ingenui, scappa. Parte a piedi, una mattina d’agosto, prestissimo,
senza dire niente a nessuno. Va a piedi fino a Givet.
- Nietzsche era un gran camminatore, instancabile, le sue passeggiate erano lunghe, a volte
in ripida salita; e per lo più si nutriva di poco, come un eremita, sempre in
cerca di qualcosa che potesse guastargli il meno possibile lo stomaco fragile,
moltiplicando le diete.
- Kant e
le sue passeggiate quotidiane: non sopportava di sudare. D’estate camminava
molto lentamente e si fermava all’ombra non appena sentiva formarsi qualche
goccia di sudore.
- A Rousseau la
sola vista di una scrivania gli toglie ogni entusiasmo, solo camminando si può
ispirare, le idee gli vengono solamente nelle sue lunghe passeggiate mentre le
frasi gli salgono alle labbra. "Non faccio mai niente se non camminando, la campagna è il mio studio; la
vista di un tavolo, della carta e dei libri mi affligge, la strumentazione del
lavoro mi avvilisce, se mi siedo per scrivere non mi viene in mente nulla e la
necessità di avere dell’arguzia me la toglie”.
Poi ci siamo noi: Alessia
e Cesare. Non siamo filosofi, non siamo poeti né tantomeno pellegrini o
eremiti.
Siamo semplicemente due persone che grazie al
camminare si sono incontrate e non hanno più smesso di farlo.
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